LA GAZZA LADRA AL ROF 2015, APPUNTI

la gazza copertina

La Gazza ladra e Matilde di Shabran sono le due opere di Rossini definite semiserie, opere che sebbene denominate rispettivamente melodramma e melodramma giocoso, risentono dell’influenza del Romanticismo, contribuendo a meritare all’opera il confronto con il genere del romanzo.

Non vi è dubbio che l’opera semiseria avesse delle strutture proprie, diverse da quelle dell’opera buffa e dell’opera seria, e fu la scuola napoletana ad aver contribuito a fissare i caratteri di questo tipo di opera quali: la vicenda imperniata sulla figura di un condannato innocente, generalmente una fanciulla, il lieto fine, la presenza di cori e cortei di condannati, scene di prigioni e di processi, l’ambientazione feudale con un tiranno malvagio contro la povera vittima e la presenza lontana di un sovrano illuminato.

Con il debutto alla Scala di Milano il 31 maggio 1817, il melodramma in due atti di Giovanni Gherardini, tratto dalla Pie voleuse di Théodore Baldouin D’Aubigny e Louis-Charles Caigniez, La Gazza ladra presenta uno spaccato di vita paesana che si annuncia anche dal numero e dalla varietà dei personaggi: Fabrizio Vingradito, ricco fittavolo (basso); Lucia, sua moglie (mezzosoprano); Giannetto figlio di Fabrizio, militare (tenore); Ninetta, domestica in casa Vingradito (soprano); Fernando Villabella, padre di Ninetta (basso); Gottardo, Podestà del villaggio (basso); Pippo, giovane contadino (contralto en travestì); Isacco un merciaiuolo (tenore), e poi un servo, un carceriere, un amico di Fernando, un cancelliere, cori di armigeri, contadini, e da non dimenticare una gazza.

Corposo anche il numero dei pezzi: una Sinfonia di introduzione al primo atto, seguita da recitativi e cavatine, cori, duetto, scena e terzetto, finale dell’atto con recitativo, largo e stretta conclusiva. II secondo atto inizia con un recitativo di Ninetta, due duetti, recitativo ed aria, scena e coro del giudizio, scena e quintetto, coro e preghiera di Ninetta, finale.

la gazza cucchiaioL’intreccio della complicata vicenda si svolge in un villaggio vicino Parigi, dove ritorna Giannetto accolto festosamente da tutti. Fabrizio Vingradito , padre di Giannetto lo vorrebbe sposo a Ninetta, la domestica di casa, di parere contrario è la moglie Lucia, che sospetta Ninetta del furto di una posata d’argento. Rimasta sola Ninetta è raggiunta dal padre Fernando, militare condannato a morte per una lite con un suo superiore. Fernando consegna alla figlia una posata da vendere per racimolare il denaro necessario alla fuga. Ninetta è raggiunta dal Podestà, corteggiatore respinto, che essendo senza occhiali le fa leggere una lettera dove viene esortato ad arrestare Fernando, ma Ninetta nella lettura, altera di proposito i connotati del ricercato. Nella scena ormai deserta appare la gazza che ruba un cucchiaio, di lì a poco Ninetta vende al merciaiuolo Isacco la posate del padre. Lucia scopre la mancanza di un’altra posata e accusa la fanciulla, che subito il Podestà ordina di imprigionare avendole trovato addosso il denaro datole dal merciaiuolo Isacco, il quale afferma di aver pagato una posata con il monogramma: FV (Fernando Villabella, omonimo di Fabrizio Vingradito). In carcere Ninetta riceve le visite di Giannetto e Pippo, ma anche le ulteriori, insistenti profferte del Podestà. Giudicata colpevole viene condannata a morte sulla pubblica piazza. Ma Pippo e il carceriere Antonio, seguendo la gazza che ha appena rubato un soldo, trovano tutti gli altri oggetti sottratti, il Pretore allora ordina l’immediata liberazione di Ninetta e l’opera si conclude con la gioia generale anche perché nel frattempo il Re ha concesso la grazia a Fernando.la-gazza-finale

L’opera inizia in modo sereno, lieto e musica e testo ne evidenziano la festosità ma con l’arrivo di Fernando (padre di Ninetta) spunta la tragedia e l’allegria finisce. In particolare nell’opera semiseria l’aspetto comico affiora come comico verbale o come satira (l’ironia dell’inno alla giustizia cantato dal pretore e dai giudici quando stanno condannando un’innocente) o come situazione (la gazza che interagisce). Ma costante ironica del libretto è la presenza del Podestà, goffo, lubrico e cattivo che insieme a Lucia scaglia contro Ninetta un’accusa infondata per stupirsi poi, come tutti, di fronte alla verità espressa dalla gazza.

A questa equilibrata articolazione della sceneggiatura corrisponde una inesauribile copiosità musicale che concilia quantità con qualità. La Gazza ladra, è una partitura particolarmente unitaria e lineare che rivela la modalità di approccio di Rossini a quel genere, ricco di caratterizzazioni e di elementi di colore che più lo avvicina al nascente Romanticismo, quello che più lo porta ad anticipare la produzione di Bellini e Donizetti.

Merita sottolineare la famosissima sinfonia in cui il Maestoso marziale è introdotto da tre rulli di tamburo, il primo tema allegro con brio, il secondo tema sempre allegro ma più marcato e continuo che conclude il primo periodo della maturità di Rossini in ambito Sinfonico. E ancora fra i diversi duetti quello tra Ninetta e Fernando è un vero capolavoro capace di trasmettere emozioni, commozione, “ brividi” secondo Stendhal, e il duetto d’amore e di commiato fra Ninetta e Giannetto che condurranno alla Sonnambula di Bellini e alla Linda di Chamounix di Donizetti. Così come il fierissimo Fernando, uomo calunniato, soldato offeso, padre oltraggiato, sembra anticipare gli eroi del romanticismo.

L’edizione proposta dal Rossini Opera Festival e che apre la trentaseiesima edizione, si avvale della regia di Damiano Micheletto, ed è doveroso sottolineare che è l’ultima stagione in cui il maestro Alberto Zedda ricopre la responsabilità di direttore artistico.

la-gazza padreIn quanto al cast, tutte le distribuzioni vocali, troviamo accanto ad elementi sicuri e ben affermati, per esempio il vigoroso Alex Esposito nella parte del padre di Ninetta, Fernando, elementi meno noti ma molto promettenti, provenienti dal tirocinio della prestigiosa Accademia rossiniana, come Marko Mimica, basso croato che ha sostenuto il ruolo imponente del viscido e lubrico magistrato Gottardo. La protagonista georgiana, Nino Machaidze, rivela impegno espressivo,una vocalità morbida e toccante, nonché la proprietà di una tecnica di canto adeguata alla complessità vocale ed espressiva del personaggio. Anche i personaggi di contorno sono tutti ben centrati: i genitori dell’amoroso Giannetto (lo squillante René Barbera), Simone Alberghini (Fabrizio) come sempre all’altezza del compito. Sembrano un po’ in difficoltà Teresa Jervolino (Lucia) e il tenero amico Pippo (Lena Belkina). Bene il merciaiuolo Isacco (Matteo Macchioni) e il carceriere Antonio (Alessandro).

La regia di Damiano Michieletto, dopo otto anni, è rimasta felice nel seguire l’intreccio e nell’idea di affidare la gazza ladra a una mimo-artista (la bravissima Sandhya Nagaraja); Nel 2007 lo spettacolo che vinse il premio Abbiati rappresentò una “promozione” del regista veneto dalle farse nel programma del festival ai titoli principali del repertorio rossiniano. La sua regia rappresentò una grossa sorpresa per il pubblico, tra fasci di luce, atmosfere cupe (con le scene di Paolo Fantin e i costumi di Carla Teti) e, soprattutto, i cantanti con l’acqua alle caviglie. Ci furono anche contestazioni, ma fu la prima grande occasione per un regista che poi si è affermato come uno dei più audaci e innovativi della scena internazionale.
Non si può non rendere omaggio alla saggia ed equilibrata direzione orchestrale di Donato Renzetti, all’orchestra e al coro del Teatro Comunale di Bologna preparato dal Maestro Andrea Faidutti, e sempre ogni onore al maestro Alberto Zedda che ne curò l’edizione critica nel 1973.

Daria Della Croce

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